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MAT COLLISHAW - PRETERNATURAL
7 GIU '13 - 28 SET '13
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Torna a FaMa Gallery con una personale dal titolo PRETERNATURAL Mat Collishaw. Tra i protagonisti della Young British Art, Collishaw è oggi tra gli artisti più interessanti della scena inglese.

La mostra - che inaugura venerdì 7 giugno 2013 e resta aperta al pubblico fino al prossimo 28 settembre - presenta un importante corpo di opere composto da alcuni dei lavori più recenti dell'artista e dalla serie inedita Burning Butterflies.

Partendo dall'assunto per cui la produzione di un'immagine è sempre un atto di violenza che nega l'essenza stessa dell'oggetto nel momento in cui lo rappresenta e ne sostituisce la natura effimera e transitoria con una innaturale, fissa ed eterna, Collishaw cerca di cogliere - e descrivere attraverso le sue opere - questo processo di disintegrazione che colpisce tutto quello che diviene immagine.

Da qui PRETERNATURAL, il titolo del progetto presentato a FaMa Gallery, che richiama questa dimensione altra - soprannaturale e fuori dall'ordinario, che trascende i limiti del reale - e che rimanda allo stesso tempo al procedere tipico della pratica artistica di Collishaw sempre impegnata in un'indagine che mette in discussione le rassicuranti certezze date dalle convenzionali rappresentazioni del reale, per soffermarsi, invece, su quel sottile confine che separa bellezza e corruzione, vita e morte.

Così l'opera The Crystal Gaze No. 5 un'immagine tridimensionale che si illumina progressivamente per mostrare un paesaggio ghiacciato al cui interno è intrappolato un uccello, per poi ritornare all'oscurità, lasciando allo spettatore solo il riflesso del proprio sguardo. Un percorso, quindi, dalla luce all'oscurità, e viceversa, ispirato al mito di Orfeo - che Collishaw rilegge attraverso le interpretazioni che ne hanno dato pensatori come Maurice Blanchot, Geoffrey Sirc e Jacques Lacan - che diventa simbolo del processo creativo capace di compensare la perdita - quella di Euridice nel mito greco, quella della realtà per Collishaw - con la creazione artistica.

 La serie inedita delle Burning Butterflies - della quale sono esposte a FaMa Gallery venticinque fotografie di differenti dimensioni - ritorna sull'indissolubile legame che lega bellezza e distruzione con le immagini di farfalle le cui ali delicate vengono inesorabilmente divorate dalle fiamme. Ecco che l'immagine coglie e fissa eternamente una bellezza caduca andata distrutta in pochi secondi.

Allo stesso modo l'opera Insecticide28, fissa in un'immagine dall'inquietante bellezza i resti di una farfalla schiacciata su una superficie. L'immagine diviene, in questo caso, una sorta di petite mort, la rappresentazione di un'esistenza che ha appena cessato di essere tale.

In mostra a FaMa anche tre opere della serie Venal Muse - nata da un tributo a Les Fleurs du Mal di Baudelaire - in cui i fiori rappresentati, geneticamente modificati, segnati da cicatrici e piaghe, appaiono consumati da un inarrestabile decadimento che ne compromette la bellezza. Collishaw indugia ancora una volta, attraverso queste immagini, sul fascino esercitato dalla bellezza e dalla sua corruzione.

A chiudere idealmente il percorso espositivo l'installazione Preternaturalia. All'interno di un tabernacolo un fiore sboccia e viene divorato da un fuoco eterno, che lo nutre e lo consuma allo stesso tempo.

In occasione della mostra verrà realizzato un catalogo con un contributo critico di Gemma De Cruz.

 



NEWS
MARC QUINN ALLA FONDAZIONE CINI - VENEZIA
29 MAG '13 - 29 SET '13
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lo guida verso un’attrazione per la spiritualità innata dell’uomo. Quinn mette in discussione i codici della natura attraverso l’utilizzo di materiali che non accettano compromessi, quali ghiaccio, sangue, marmo, vetro e piombo. Attraverso l’utilizzo di tali materiali le opere di Quinn esplorano vita, morte, sessualità e religione in modo poetico e allo stesso tempo provocatorio. Quinn trasforma l’atto del semplice osservare, forzando lo spettatore a mettere in discussione quanto lo circonda, spingendolo verso l’ignoto, per favorire la riscoperta.  

La Fondazione Giorgio Cini annuncia un nuovo importante progetto espositivo che aprirà al pubblico sull'Isola di San Giorgio Maggiore il 29 maggio 2013: Marc Quinn, grande mostra personale a cura di Germano Celant e prodotta in collaborazione con l’artista, che vedrà una selezione di oltre 50 opere - tra sculture, dipinti, disegni e altri oggetti d’arte - realizzate da Marc Quinn, uno dei più noti esponenti della generazione degli Young British Artists.

Con oltre 50 opere tra cui 13 mai esposte prima, la mostra dal titolo Marc Quinn sarà tra le più importanti mai dedicate all’artista. Oltre a celebrare il rinnovarsi della collaborazione tra Quinn e Celant (che risale all'esposizione Garden organizzata da Fondazione Prada a Milano nel 2000), Marc Quinn segna il ritorno a Venezia dell’artista inglese dopo The Overwhelming World of Desire alla Collezione Peggy Guggenheim nel 2003, e ribadisce il crescente interesse della Fondazione Giorgio Cini per l’arte contemporanea.

Nelle intenzioni di Marc Quinn - che da sempre attua una profonda indagine su alcuni temi privilegiati, quali il rapporto tra arte e scienza, il corpo umano e i suoi meccanismi di sopravvivenza, la vita e la sua conservazione, la bellezza e la morte - l’antologica alla Fondazione Cini che aprirà al pubblico il 29 maggio 2013 è un “viaggio dalle origini della vita” e celebra, attraverso opere originali, “il timore e la meraviglia nei confronti del mondo in cui viviamo”.

 Sarà possibile ammirare, in un nuovo ed unico spettacolare allestimento concepito appositamente per l'Isola di San Giorgio, il ciclo Evolution (2005): serie di dieci monumentali blocchi di marmo raffiguranti feti di varie dimensioni, che riproduce il mistero della vita come dono extraterreno che emerge dalla laguna. Un omaggio alla natura, che vede l'arte come componente intrinseca e misteriosa, sono le sette colossali conchiglie della serie The Archaeology of Art: queste perfette forme simmetriche sono infatti realizzate da minuscole creature senza cervello, che sembrano seguire un ordine apparentemente più grande di loro. Infine sarà possibile vedere la grande opera Alison Lapper Pregnant (2005), installata dal settembre 2005 su una della basi al centro della londinese Trafalgar Square. L'opera, che era il pezzo centrale della cerimonia di chiusura dei Giochi Paralimpici per celebrare il trionfo della forza vitale sulle avversità, propone “un nuovo modello di eroismo femminile” in cui amore, maternità, vitalità raggiungono una forma imprevedibile e un picco inaspettato.

 Il lavoro concettuale di Marc Quinn si realizza attraverso scultura, pittura, installazioni e video. Il forte interesse dell’artista per la capacità di metamorfosi sia della natura che della vita umana.


 



TONY OURSLER E MAT COLLISHAW - GLASSTRESS - VENEZIA, PALAZZO CAVALLI - FRANCHETTI
31 MAG '13 - 24 NOV '13
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Artisti contemporanei vetro GLASSTRESS

 Glasstress irrompe alla 55. Biennale di Venezia. L’evento collaterale dell’Esposizione Internazionale d’Arte, giunto alla sua terza presenza in laguna, apre al pubblico dal 31 maggio al 24 novembre 2013.

Glasstress. White Light / White Heat, a cura di Adriano Berengo e James Putnam, propone agli artisti di confrontarsi con luce e calore, aspetti intrinseci del vetro e della sua lavorazione. Il vetro nasce dalla forza distruttrice e creativa del fuoco, che trasforma gli elementi chimici di base in un fluido modellabile. Il risultato è una materia solida, ma dotata di struttura molecolare caotica, che offre alla luce una varietà illimitata di superfici, colori, trasparenze e riflessi.

Glasstress nasce da un’idea di Adriano Berengo. Ha preso avvio con l’edizione 2009 della Biennale di Venezia per far evadere il vetro dal suo carcere ornamentale, restituendolo al processo espressivo degli artisti. Tra gli artisti invitati a partecipare a Glasstress, provenienti da tutto il mondo, molti si sono confrontati per la prima volta con questo materiale.

65 gli artisti presenti:

AESF, Alice Anderson, Polly Apfelbaum, Ron Arad, Ayman Baalbaki, Miroslaw Balka, Rina Banerjee, Fiona Banner, Pieke Bergmans, Budicca, Pedro Cabrita Reis, Loris Cecchini, Hussein Chalayan, Mat Chivers, Oliver Clegg, Mat Collishaw, Tony Cragg, Tracey Emin, Paul Fryer, Francesco Gennari, Recycle Group, Cai Guo-Qiang, Dmitri Gutov, Stuart Haygarth, Mona Hatoum, Charlotte Hodes, Shirazeh Houshiary, Shih Chieh Huang, John Isaacs, Michael Joo, Ilya&Emilia Kabakov, Kiki&Joost, Joseph Kosuth, Hew Locke, Delphine Lucielle, Alastair Mackie, Jason Martin, Kris Martin,Oksana Mas, Whitney McVeigh, Aldo Mondino, Mariko Mori, Tim Noble &Sue Webster, Lucy Orta, Tony Oursler, Mimmo Paladino, Cornelia Parker, Javier Pérez, Jaume Plensa, Karim Rashid, Ursula von Rydingsvard, Thomas Schutte, Joyce Scott, Conrad Shawcross, Sudarshan Shetty, Meekyoung Shin, Helen Storey, Zak Timan, Gavin Turk, Koen Vanmechelen, Joana Vasconcelos, Martin Walde, Zhan Wang, Zak Ové, Marta Klonowska.

 Ron Arad è presente con il progetto speciale Last Train.

 L’esposizione è ambientata in tre sedi: oltre a quelle ormai consuete del Palazzo Cavalli – Franchetti / Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti (Campo S. Stefano) e del Berengo Centre for Contemporary Art and Glass (Murano), quest’anno si affianca la Scuola Grande Confraternita di San Teodoro (San Marco).

 Accompagna la mostra un importante volume in inglese con testi di Adriano Berengo, James Putnam, Frances Corner.

 Glasstress 2013 è promossa da LCF-London College of Fashion con il supporto di Venice Projects, Berengo Studio 1989, Wallace Collection, Julius Baer Bank, Steinmetz Diamonds, Valmont. 

 Nelle due precedenti edizioni della Biennale di Venezia Glasstress ha coinvolto più di 150 artisti, quali:

 

Josef Albers, Arman, Jean Arp, Barbara Bloom, Monica Bonvicini, Louise Bourgeois, Daniel Buren, Lawrence Carroll, Cèsar, Tony Cragg, Jan Fabre, Lucio Fontana, Kendell Geers, Dan Graham, Zaha Hadid, Richard Hamilton, Zhang Huan, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Oleg Kulik, Vik Muniz, Orlan, Jean Michel Othoniel, Luca Pancrazzi, Giuseppe Penone, Anton Pevsner, Robert Rauschenberg, Man Ray, Kiki Smith, Patricia Urquiola, Fred Wilson, Erwin Wurm, Chen Zhen.

 

Berengo Studio

Berengo Studio, fondato nel 1989 da Adriano Berengo, si pone l’obiettivo di avvicinare al mondo del vetro artisti contemporanei internazionali affinché, in collaborazione con i maestri vetrai, possano tradurre la loro ricerca artistica nel linguaggio tridimensionale della pasta vitrea.

Lo Studio lavora prevalentemente con autori affermati o emergenti, le cui opere sono perlopiù esposte in importanti musei e collezioni private, senza tralasciare i giovani artisti agli esordi.

Gli artisti che collaborano con Berengo Studio normalmente utilizzano materiali espressivi differenti dal vetro e per tale ragione nell’approccio con il nuovo medium portano sempre una originale e più libera interpretazione delle possibilità di questo straordinario materiale.

Coordinate mostra

 Titolo: GLASSTRESS: WHITE LIGHT / WHITE HEAT

 

A cura di: Adriano Berengo, James Putnam 

Tre sedi: Palazzo Cavalli – Franchetti / Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti (Campo S. Stefano, 2847, Venezia); Berengo Centre for Contemporary Art and Glass (Campiello della Pescheria Murano, Venezia); Scuola Grande Confraternita di San Teodoro (San Marco, 4810, Venezia).

Inaugurazione: giovedì 30 maggio, ore 18.30 (su invito)

Date: 31 maggio - 24 novembre 2013

Catalogo con testi di Adriano Berengo, James Putnam, Frances Corner

 Info pubblico: tel. 041739453 

francescaveniceprojects.com -  lucaveniceprojects.com

 www.glasstress.org

facebook.com/GlasstressGlasstress

 Ufficio stampa Irma Bianchi Comunicazione 

tel. 39 02 8940 4694 r.a. fax 02 8356467 - infoirmabianchi.it

testi e immagini scaricabiliwww.irmabianchi.it

 



TONY OURSLER- WHERE SHOULD OTHELLO GO? - SPACE LOUIS VUITTON, VENEZIA
1 GIU '13 - 24 NOV '13
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Inaugura con la mostra "Where should Othello go?" l'Espace Louis Vuitton Venezia, situato a due passi da Piazza S. Marco, all'ultimo piano della Maison Louis Vuitton. In occasione di ogni esposizione, un artista contemporaneo avrà carta bianca per interagire, attraverso una creazione ideata appositamente per la mostra, con un'opera appartenente al patrimonio storico - artistico veneziano.

La prima mostra, ideata dallo storico dell'arte Adrien Goetz, ruota attorno ad un'opera dell'artista Pompeo Marino Molmenti (1819-1894) restaurata grazia el sostegno di Louis Vuitton, in dialogo con un'stallazione audiovisiva dell'artista contemporaneo Tony Oursler.



SISSI AL MUSEO DEL NOVECENTO - MILANO
5 APR '13 - 8 SET '13
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Nell’ambito della collaborazione tra il Museo del Novecento e DOCVA (Documentation Center for Visual Arts), la Sala Archivi “Ettore e Claudia Gian Ferrari” ospita la mostra Arimortis, in occasione della quale Milovan Farronato per Viafarini ha invitato l’artista Roberto Cuoghi a proporre una lettura personale dei materiali dell’Archivio, a compimento del suo impegno dal 2006 al 2012 presso il DOCVA.
Arimortis è la richiesta di una pausa. Ci si riallaccia le stringhe allentate delle scarpe sospendendo temporaneamente il gioco. Il termine che dà il titolo alla mostra - spesso abbreviato in “arimo” - è infatti usato convenzionalmente tra i bambini duranteil gioco, per chiederne una sospensione.
Nelle vetrine della Sala Archivi del Museo del Novecento la pausa consente “un’intricata, inusuale e suggestiva catalogazione di dati: le opere convivono con gli oggetti d’affezione, i “memorabilia” con i tentativi faticosi - talvolta persino drammatici - di esternare le proprie intime risposte emotive”.

Viafarini DOCVA dal 1991 raccoglie senza filtri i materiali degli artisti italiani - o residenti in Italia - che hanno manifestato un intento professionale o in altri casi quasi compulsivo. Per la mostra - dopo aver visionato integralmente i materiali raccolti in quasi 4.000 portfolio archiviati presso la Fabbrica del Vapore - sono stati avviati, laddove possibile, dialoghi individuali con ciascuno degli artisti coinvolti allo scopo di capire come l’universo ossessivo della loro ricerca potesse “esplodere sotto vetro”. I curatori hanno attinto a queste prospettive: non un hortus siccus, ma fragranze caratterizzanti germogliate in seno all’Archivio.Per Arimortis non sempre sono state scelte opere da esporre, talvolta sono stati avviati progetti in collaborazione con altri specialisti, come nel caso dell’artista siberiana Olga Schigal che partecipa alla mostra aderendo e complicando il progetto Madrelinguadel musicista Saverio Lanza, o della pittrice Lorenza Boisi che interpreta gli esiti di un percorso di regressione personale accompagnato dall’ipnotista Felice Perussia. Vera Morra e Katthy Cavaliere - prematuramente scomparse - sono presenti attraverso la rievocazioni di altre due artiste, rispettivamente Chiara Fumai e Sabrina Sabato.Sissi collabora con se stessa: Daniela Olivieri.

In mostra anche le dissolvenze incrociate di Gino Lucente e l’allegorico funerale in papier maché di Luigi D’Eugenio; le anamorfosi di Francesco Mannarini e il pellegrinaggio di Giorgio Andreotta Calò; la vita ritirata di Christian Tripodina e i fragili equilibri di Manuel Scano; le confessioni di Betty Bee e gli abiti nuziali di Paola Pivi e Karma Lama; i crocefissi di Cecile Genovese e l’armatura di Carlo Gabriele Tribbioli; i ricami di Maria Stella Tiberio con il marito Michele Napoli e i residui della vita troppo complicata di Giona Bernardi.“Le opere esposte in mostra rappresentano un mondo intenzionalmente pulsionale che forza i sigilli delle algide bacheche in corian bianco e cristallo progettate da Italo Rota: oltre la finitezza e la perfetta funzionalità un vortice di “vetrofanie” fuori scala e fuori misura che vira le prospettive di valutazione artistica per la durata dell’esposizione”. Si manifesta così la presunzione paradossale di costringere smisuratezze sotto teca, di confinare attitudini pulsionali senza visione d’insieme né progettualità.Accompagna la mostra un approfondimento monografico che intende riflettere sul valore e il contenuto della smisuratezza. La pubblicazione, edita da Mousse e prodotta da Fiorucci Art Trust, raccoglie le riflessioni di Massimo Carboni, Roberto Cuoghi, Michele Ernandes, Gian Antonio Gilli, Luciano Manicardi, Luca Scarlini e Pier Paolo Tamburelli.

 



MAT COLLISHAW AD ARTER - ISTANBUL
2 MAG '13 - 11 AGO '13
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ARTER is hosting Mat Collishaw's first solo exhibition in Istanbul between 2 May and 11 August 2013. Entitled "Afterimage" the exhibition is curated by Basak Doga Temür and brings together 18 works dating from the 90s to the present. It also features a new video installation funded by the Vehbi Koç Foundation, which the artist has produced exclusively for this exhibition and will be premiered at ARTER.

Mat Collishaw has been exploring the darker side of human nature by using the power of images in his artistic production, which spans a period of over 20 years. In his photographs, oil paintings, sculptures and installations he delicately brings together pain and beauty, loss and light, decay and innocence. Inspired by the potential for emotional manipulation inherent in the image, Collishaw’s work employs beautiful, inviting and seductive images in order to tackle concepts such as despair, disease and evil.

Afterimage” presents a selection of Collishaw’s works that form the myriad intersections of media, material and conceptual themes: his photographs, sculptures and installations that use light, surface and projection in unconventional ways. The exhibition takes its title from a term used to describe a specific optical illusion, whereby an image continues to exist even after the stimulation. In this sense, “Afterimage” could be thought of as a key concept in understanding Collishaw’s visual approach and works.

Mat Collishaw often uses real images of disaster and suffering, or staged images related to these, producing attractive, fascinating and even hypnotic works that draw us in. Whether directly using documentary images as in the works “Kristallnacht” (2002), “Barbarossa” (2002/2013) and “Suicide Suite” (1993/2013), or a staged image based on a background event as in “Burnt Almonds” (2000) or “Last Meal on Death Row” (2010), Collishaw’s work often leaves us experiencing contradictory feelings in the face of universal issues.

Prize Crop”, the video installation produced for the exhibition at ARTER, is a 3D animation where he sets in motion photojournalist Kevin Carter’s iconic Pulitzer Prize-winning 1993 photograph entitled “Famine in Sudan”.

Collishaw also borrows various elements of nature in his work: butterflies, birds, savage dogs or flowers. “The Venal Muse” (2012) is a work that pays homage to Charles Baudelaire’s Les Fleurs du Mal and features diseased or wounded flowers made of artificial resin, spouting out of lead-coloured soil. On close inspection their fine petals have a flesh-like appearance, with anthropomorphic scars and sores pitting the skin. They are reflections on the depraved state of modern, media-saturated culture or spectres of genetic manipulation.