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INSIDE THE WHALE
13 GEN '12 - 17 MAR '12
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INSIDE THE WHALE è il nuovo progetto espositivo a cura di Matteo Pollini che FaMa Gallery di Verona inaugura il 13 Gennaio 2012 . Un viaggio nel ventre della balena attraverso lo sguardo di tre giovani artisti – Gabriele Beveridge, Elena Damiani e Koki Tanakaper esplorare e ridefinire la nozione di esperienza nel mondo contemporaneo.

Ispirandosi all’omonimo saggio del 1940 di George Orwell - nel quale si richiama la figura di Giona rinchiuso nel ventre della balena che diviene per lo scrittore metafora della condizione ideale dell'uomo che voglia fuggire qualsiasi coinvolgimento nei confronti del mondo - la mostra propone una riflessione su come, anche oggi, seppur con dinamiche differenti, l’esperienza del reale non avvenga in modo diretto ma, nella maggior parte dei casi, attraverso percorsi prestabiliti e secondo schemi preconcetti. Questa attitudine comporta non solo un approccio standardizzato ai fatti, ma anche - e, forse, soprattutto - la possibilità per il singolo di non assumersi la responsabilità dei gesti e delle azioni che compie.

Gli artisti presenti in mostra riflettono proprio sulla condizione di “irresponsabilità” che caratterizza l’individuo, che preferisce vivere al sicuro - nel ventre della balena appunto - anziché prendere atto coscientemente dei cambiamenti del mondo e delle società nei quali vive e che, inevitabilmente, lo riguardano. Proprio questa sicurezza trasmessa dalla ripetitività del gesto quotidiano e dall’immutabilità del contesto all’interno del quale esso si colloca, viene allo stesso tempo evidenziata e compromessa dai lavori in mostra attraverso l'uso per così dire "distorto" di quegli stessi comportamenti, oggetti e immagini che, normalmente, rendono possibile il protrarsi di questa condizione. L’oggetto prodotto industrialmente, le illustrazioni di libri scientifici e tecnici, le immagini dei tabloid, slegati dal loro contesto originario, obbligano lo spettatore a ripensare il proprio sguardo su di essi.

Elena Damiani, artista peruviana che vive e lavora a Londra, si concentra sul rapporto fra immagine e architettura prediligendo soprattutto l’osservazione di scavi archeologici e rovine – in Perù come in Italia ordinaria parte integrante del paesaggio – intesi come testimonianze del carattere transitorio di tutto ciò che riguarda la creazione umana e, di conseguenza, della caducità della nostra stessa esistenza. Libri, fotografie, cartoline - portatori di una memoria collettiva – vengono scomposti e riassemblati dall’artista in modo da creare immagini completamente nuove che oscillano tra un passato che non è più e un futuro che sembra avvicinarsi rapidamente. Una sorta di archivio della memoria, ambiguo e sospeso nel tempo, che trascende il concetto di documentazione e riecheggia nel ricordo dell’osservatore, aprendo la possibilità per nuovi racconti e interpretazioni. In mostra “Playing dead” (2011), una serie di quattro stampe realizzate su vecchi ex libris trovati dall’artista, “What once was” (2009), alcuni collage delle serie “Gatefolds” (2011) e "Journeying".

Anche la pratica artistica di Gabriele Beveridge, la seconda giovane artista in mostra, nata nel 1985 a Hong Kong ma attiva a Londra, è caratterizzata dall'utilizzo di materiali che possiedono un forte valore simbolico - foto di riviste e tabloid, ma anche vecchi schermi e arredi - e si concentra sulle qualità materiali e concettuali di immagini che, soprattutto attraverso la pubblicità, si sono velocemente insinuate nella quotidianità fino a divenire familiari. L'artista sottrae queste immagini, meticolosamente selezionate da vecchie riviste, al loro contesto originario e le elabora successivamente con pittura o vernice spray, fino a distorcerne sottilmente gli equilibri compositivi e comprometterne la determinatezza. Anche le modalità di presentazione dei lavori contribuiscono a creare situazioni caratterizzate da un sapore familiare e misterioso allo stesso tempo: agendo per sottrazione di parti visibili o integrando le opere con oggetti ed elementi scultorei, Beveridge lascia allo spettatore la libertà di trarre inaspettate e mutevoli conclusioni dall’incontro con le sue opere.

Il giapponese Koki Tanaka, invece, è caratterizzato da una ricerca incentrata sull'esperienza del quotidiano e del banale secondo criteri alternativi e completamente arbitrari. Nelle sue opere, siano esse video o performance, l'artista interagisce con oggetti e situazioni comuni in modo giocoso e assurdo, annullando le relazioni convenzionali che essi hanno con il proprio contesto e spingendo la propria ricerca oltre la definizione di esperimento: Tanaka si avvicina a un’idea di esperienza simile al procedere per tentativi verso una direzione non definita a priori. Raccogliendo l’eredità concettuale del Mono-Ha giapponese della fine degli anni Sessanta, l'artista sembra riscoprire le potenzialità intrinseche di oggetti e gesti e, spezzando il consueto nesso oggetto-funzione, assegna loro significati completamente nuovi che combinano umorismo e critica sociale e mettono in gioco il ruolo dell’osservatore e il suo rapporto con l’opera d’arte. Così, nel video della performance "Approach to an old house" - realizzata nel 2008 in occasione dell'esposizione "Platform Seoul" e presente in mostra - l'artista prende possesso di una vecchia casa abbandonata della periferia di Seoul in cui ogni spazio un tempo abitato diventa il set per una serie di azioni performative.

 

 



NEWS
ARTEFIERA ART FIRST
26 GEN '12 - 30 GEN '12
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FaMA Gallery

partecipa ad ARTEFIERA ARTFIRST

Bologna, 27 - 30 Gennaio 2012

 

PADIGLIONE 22   STAND B 57

 

Bologna Fiere, Piazza della Costituzione.

Previw giovedì 26 Gennaio dalle 12 alle 21 (solo su invito)

 

 

 

 

 

Preview ad invito

giovedì 27 gennaio 17.00 - 21.00

Ingresso riservato ai possessori dell’apposito “Invito vernissage”

 

Apertura al pubblico

 28- 30 gennaio 11.00 - 19.00

31 gennaio 11.00 - 17.00

 

 

FaMa Gallery

Corso Cavour 25/27, Verona Tel. 39 045 8030985 Fax 39 045 8011410
infofamagallery.com    www.famagallery.com

 

 



FAMA BASEMENT
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Venerdì 21 Ottobre dalle ore 18.00 alle ore 20.00, FaMa Gallery è lieta di inaugurare il suo project space Basement, la cui programmazione si affianca a quella presentata dallo spazio tradizionale della galleria. Con Basement, FaMa Gallery punta a definire e consolidare una linea di ricerca programmata, che supporti la produzione di nuovi lavori di artisti emergenti. Il formato scelto per Basement è quello della mostra personale, per permettere agli artisti coinvolti di utilizzare tutto lo spazio a disposizione come elemento integrante dei loro progetti.
 
Ad aprire questa nuova sezione è l’artista berlinese 
Sinta Werner, il cui lavoro si concentra sulla sperimentazione di spostamenti di percezione di immagini e volumi.
A dare il titolo alla mostra è l’installazione 
Dialectics of Fakes, che riproduce all’interno dello spazio di Basement un modello in dimensioni reali di un seminterrato precedentemente ideato e costruito in scala ridotta dall’artista nel suo studio. Per ottenere un effetto posticcio e temporaneo, Werner ha costruito la struttura con materiali industriali molto simili, all’apparenza, a quelli usati per la costruzione di modellini architettonici. Non è chiaramente definito se Dialectics of Fakes sia la “replica” di un seminterrato realmente esistente di qualche anonimo edificio; ciò che è importante in questo e nei precedenti lavori dell’artista è il processo di definizione dell’oggetto, un edificio in questo caso, che viene estratto dalla sua materialità e reso come mera rappresentazione. La certezza analitica e oggettiva della pianta in scala o della rappresentazione tridimensionale del modello architettonico è messa in discussione dall'artista che utilizza proprio questi strumenti per creare il suo inganno. A completamento dell’installazione, le finestre ritagliate nelle pareti  restituiscono immagini scattate nello studio berlinese dell’artista, collimando in questo modo le divergenti istanze spaziali e temporali in gioco.
 
Gli interventi tridimensionali di Sinta Werner sono sempre preceduti da lavori bidimensionali, spesso collage o interventi manuali su fotografie. Per questo, la mostra è completata da due serie di lavori – 
Autoprojection e Konstruierte Sichtbarkeitenwill – che evidenziano i diversi approcci dell’artista sull’idea di oggetto e sua rappresentazione. Le opere di Autoprojection sono assemblaggi di fogli di carta fotografica non impressionata tagliati e piegati dall’artista in camera oscura. La luce a cui vengono esposti i fogli dopo questa fase lascia tracce e ombre delle stesse piege, facendo quasi combaciare l’oggetto con la sua rappresentazione. Con Konstruierte Sichtbarkeitenwill l’artista si concentra invece sul dissolvimento delle qualità dell’immagine, “riducendo” fotografie scattate ai grattacieli di Manhattan e Philadelphia in composizioni logicamente incongruenti attraverso minuziosi interlacciamenti di elementi architettonici, specchiature e accostamenti prospettici divergenti.
 
Note sull'artista
Sinta Werner (1977 Hattingen, Germania - vive e lavora a Berlino, Germania).
Master Degree in Fine Arts presso il Goldsmiths College, University of London nel 2007.
Il suo lavoro ha ricevuto il supporto di: Goethe Intitut, IFA, Henry Moore Foundation, British Lottery and Fulbright.
Mostre personali recenti: 
Grey Areas, NETTIE HORN, Londra; The 3rd Floor, COMA, Berlino.
Mostre collettive recenti: 2010 - 
Magic Show, Hayward Touring Exhibition (UK); Real/Unreal, LoBe, Berlino; When Gravity Makes You Float, Grimmuseum, Berlino; 2009 - Tiefer Raum und fremde Welt, Kunstverein Aichach, Aichach; Form versus Inhalt, Haus am Kleistpark, Berlino.

 



I LAVORI DI MIWA YANAGI ALLA MOSTRA DA ZERO A CENTO, FONDAZIONE GOLINELLI, PALAZZO RE ENZO, BOLOGNA
2 FEB '12 - 12 FEB '12
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La contemporaneità giapponese e l’identità femminile sono i temi portanti della ricerca di Miwa Yanagi (Kobe City, 1967; vive a Kyoto), indagati attraverso l’uso del medium fotografico e video. La raffigurazione di soggetti femminili, catturati nei contesti più diversi, si fa motivo di una riflessione sul ruolo della donna nella società moderna in rapporto alle tradizioni del Giappone ma anche all’influenza dei modelli occidentali. Lo sguardo è dunque rivolto alla percezione che la società ha della donna e quella che la donna ha di se stessa in relazione alle trasformazioni culturali e sociali.

Tra le sue serie fotografiche più famose vi sono Elevator Girls e Fairy Tale, dove il confronto tra giovinezza e vecchiaia diviene occasione per un’indagine sul rapporto tra generazioni diverse. Lo stesso tema è alla base anche della serie My Grandmothers; qui Yanagi ha chiesto ad alcune modelle giovanissime di immaginarsi a distanza di cinquant’anni. Sulla base delle loro aspettative, l’artista ha costruito dei set nei quali le stesse modelle compaiono come donne anziane, invecchiate grazie ad un intenso lavoro di make-up e di post-produzione. Ogni foto è accompagnata da un testo ispirato o tratto dalle interviste di partenza, cui spetta il compito di illustrare la scena.

Dalle suggestioni più ironiche a quelle più fantasiose, l’artista restituisce un quadro dove le finte vecchiette vivono una seconda giovinezza, in compagnia o in solitudine, in piena attività o in meditazione. L’utilizzo di una forte luminosità e di accesi contrasti contribuisce alla sensazione di trovarsi in una dimensione onirica, dove i singoli racconti appaiono come sogni estemporanei.

 



BERTOZZI & CASONI VINCONO PREMIO PINO PASCALI
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PREMIO PINO PASCALI 2011

Bertozzi & Casoni

 

La XIV edizione del Premio Pino Pascali

si inaugura a Polignano a Mare (Bari)

sabato 29 ottobre 2011 alle ore 19.00

 

La commissione composta da Rosalba Branà, direttrice della Fondazione Pino Pascali, Giusy Caroppo critico d’arte, Carlo Berardi, curatore indipendente, Annalisa Milella, giornalista, ha assegnato il riconoscimento agli artisti Bertozzi & Casoni motivando così la scelta:

 “Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni introducono nella storia della scultura occidentale segnali di discontinuità rinnovando la ricerca formale della ceramica in chiave concettuale e iper-realistica Dosando sapientemente artificio, mimesi e ironia, gli artisti rappresentano una realtà post-consumistica logorata e imprigionata nell’universo della simulazione”.

 Nella mostra, a cura di Carlo Berardi e Jason Lee, vengono proposte 13 opere che coprono un arco temporale dal 1999 al 2011, nelle quali il filo conduttore è l’omaggio alla simulazione del quotidiano; la rappresentazione dello scarto, del rifiuto urbano, della distruzione per mano dell’uomo della natura, sono gli elementi basilari della poetica dei due celebri artisti.

 Bertozzi & Casoni conducono lo spettatore nel reame dell’iperreale, dove tutto è falsificato, un mondo disneyano ma crudele, nulla di favolistico dunque, ma tutto quello che ci circonda è solo un accumulo dei nostri scarti.

Non mancano le citazioni colte, come il rifacimento in ceramica in identica dimensione e fattezza di celebri oggetti del design italiano; intrigano i rifiuti poggiati sul finto-tavolino da bar anche questo in copia e scala perfetta; in chiave surreale e poetica l’opera Madonna scheletrita con tagliaerba in ceramica policroma che lascia lo spettatore attonito. In mostra un grande bidone di petrolio con Bambi, il tenero cerbiatto che ha trovato la sua dimora tra gli scarti di civiltà.

Il quotidiano è rovesciato, come in una clessidra: da un lato immaginiamo la nostra vita lucidata a nuovo, un mondo perfetto e patinato, dall’altro siamo sommersi dalla spazzatura, i più vistosi prodotti dell’uomo.

La contrapposizione tra l’estetica del bello e del brutto emerge con forza.

Sculture forti, scomode, giocate su temi attuali, realizzate con l’antica tecnica della ceramica rivisitata da personali e incredibili sperimentazioni che rafforzano le classiche categorie filosofiche dell’artificio e della mimesi a cui Bertozzi & Casoni si ispirano.

 

La mostra rimarrà aperta sino al 15 gennaio 2012.

Inaugurerà Silvia Godelli, Assessore al Mediterraneo Cultura e Turismo della Regione Puglia.

 Biografia Bertozzi & Casoni

 Bertozzi & Casoni è una società in nome collettivo fondata nel 1980 a Imola da Giampaolo Bertozzi (Borgo Tossignano, Bologna, 1957) e da Stefano Dal Monte Casoni (Lugo di Romagna, Ravenna, 1961). Appena terminati gli studi, Bertozzi e Casoni frequentano l'Accademia di Belle Arti di Bologna, fondano una società e partecipano alle manifestazioni che tentano di mettere a fuoco i protagonisti e le ragioni di una “nuova ceramica”.

 Abilità esecutiva e distaccata ironia caratterizzano già le loro prime creazioni in sottile maiolica policroma. Importante è la collaborazione (1985-1990) con la Cooperativa Ceramica di Imola dove collaborano come ricercatori nel Centro Sperimentazioni e Ricerche sulla Ceramica. Nel 1987 e 1988 collaborano con “K International Ceramics Magazine” di cui realizzano anche le immagini di copertina. Negli anni Ottanta e Novanta il virtuosismo esecutivo raggiunge nuovi apici tra opere scultoree, intersezioni con il design e realizzazioni di opere di affermati artisti italiani ed europei: Arman e Alessandro Mendini, tra gli altri.

 Nel 1990 creano fontane e grandi sculture per un intervento urbano a Tama, un nuovo quartiere di Tokyo. Del 1993 è il grande pannello Ditelo con i fiori collocato su una parete esterna dell'Ospedale Civile di Imola. Negli anni Novanta emerge nel loro lavoro un aspetto maggiormente concettuale e radicale: la ceramica assume dimensioni sempre maggiori fino a sconfinare nell'iperbole linguistica e realizzativa.

 La critica e le più importanti gallerie d'arte nazionali e internazionali si interessano al loro lavoro.

Le loro sculture, simboliche, irridenti e pervase da sensi di attrazione nei confronti di quanto è caduco, transitorio, peribile e in disfacimento, sono diventate icone, internazionalmente riconosciute, di una, non solo contemporanea, condizione umana.

 L'ironia corrosiva delle loro opere è sempre controbilanciata da un inossidabile perfezionismo esecutivo. Tra surrealismo compositivo e iperrealismo formale, Bertozzi & Casoni indagano i rifiuti della società contemporanea non escludendo quelli culturali: sia quelli del passato sia quelli delle tendenze artistiche più vicine. Icone quali la Brillo box passata al vaglio della Pop Art o le lattine di Merda d'artista di Piero Manzoni trovano, in una raffinata versione ceramica che ne indaga l'obsolescenza e il degrado, sia i segni di un tempo irrimediabilmente trascorso sia un congelamento in assetti che, per converso, li affidano a destini davvero immortali.

 Dopo il 2000, Bertozzi & Casoni abbandonano l'uso della maiolica per privilegiare, in una sorta di rinnovata epopea del trash, l'utilizzo di materiali ceramici di derivazione industriale che accrescono il potere ipnotico dei loro lavori divenuti tecnicamente perfetti, ben oltre i risultati, già eccezionali, precedentemente acquisiti.

Nel 2007 espongono a Cà Pesaro, Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Venezia, tre grandi opere in concomitanza con la Biennale: Composizione in bianco, Le bugie dell'arte e Composizione Scomposizione. Del 2008 è la mostra Bertozzi & Casoni. Nulla è come appare. Forse, al Castello Sforzesco di Milano e al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. Nel 2009 sono invitati ad esporre al Padiglione Italia della Biennale di Venezia. Del 2010 è la mostra personale "Intervallo" alla Galleria Sperone Westwater di New York e la presentazione del documentario "Polvere. L’arte di Bertozzi & Casoni. Viaggio tra Venezia e New York". Nello stesso anno tengono una esposizione personale alla Galleria Sperone di Sent in Svizzera, alla Fondazione Arnaldo Pomodoro e a Londra invitati da All Visual Arts. Nel 2011 sono nuovamente a Venezia per esporre al Padiglione Italia della Biennale la Sedia elettrica con farfalle e a Palazzo Bianchi Michiel l’opera Tutto, vincitrice del Premio Pino Pascali. La FaMa Gallery di Verona dedica a loro la personale “DisGrazie”.

Tra le ultime opere di grande dimensione si segnalano: Riflessione sulla morte, Madonna scheletrita, ultima versione di un tema indagato fin dagli anni Novanta con Evergreen e Scegli il Paradiso, Composizione n.12 e Composizione n.13, Composizione non finita-infinita, Rebus, Sedia elettrica con farfalle.

 Sfidando convenzioni linguistiche e le tradizionali possibilità di un materiale quale la ceramica, Bertozzi & Casoni sanno, comunque, far sottacere i dati della ricerca tecnica a favore di un dispiegamento formale e visivo di estrema naturalezza.

 Con Bertozzi & Casoni una delle grandi vie dell'arte della ceramica del Novecento, la scultura tout court, ha trovato, dopo Arturo Martini, Angelo Biancini, Leoncillo, Lucio Fontana e Fausto Melotti, nuove, inedite possibilità.

 

 FONDAZIONE MUSEO PINO PASCALI

VIA MULINI 2

70044 POLIGNANO A MARE (BA) ITALIA

Tel/fax: 39 080 4249534

www.museopinopascali.it

 

Orario: dal martedi al sabato ore 18.00-21.00

domenica ore 11.00-13.00 e 18.00-21.00 (lunedì chiuso)

per visite su appuntamento: tel. 080 4249534 -333 2091920

 



ASSOCIAZIONE C O N T E MPORANEA VERONA
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Contemporanea Verona è un’associazione finalizzata alla divulgazione e alla promozione della conoscenza dell’arte contemporanea.

Associazione culturale senza scopo di lucro, Contemporanea Verona si pone l'obiettivo di diffondere nel vasto pubblico degli amanti dell'arte, la conoscenza dei linguaggi della contemporaneità che caratterizzano la creatività del nostro tempo, realizzando eventi in città quali conferenze, dibattiti, mostre e performances.

Tale programma di eventi - che sarà reso noto attraverso una newsletter mensile a tutti i soci e sarà presente sul sito web dell'associazione - sarà rivolto agli appassionati del settore ma anche a tutti coloro che per la prima volta si avvicinano a questa realtà che troppo spesso appare poco accessibile.

Contemporanea Verona auspica la collaborazione con le Istituzioni Pubbliche cittadine, finalizzata ad una sinergia nella promozione culturale sul territorio.

Il direttivo dell'Associazione e' costituito dalle maggiori gallerie di Verona che con il loro lavoro già operano attivamente proponendo progetti di arte contemporanea nelle loro sedi: Artericambi, Box Art, Galleria Dello scudo, FaMa Gallery, La Giarina, MARCOROSSI ArteContemporanea, Studio la Città, affiancate dai fondatori di Art Verona, fiera cittadina di arte moderna e contemporanea, alcuni collezionisti e figure di spicco nell'organizzazione di eventi culturali.

Possono divenire Soci dell'Associazione persone, enti ed istituzioni, tutti coloro che siano interessati agli scopi della stessa.

 

 

C O N T E MPORANEA VERONA

ASSOCIAZIONE PER LA PROMOZIONE E LA CONOSCENZA DELL’ARTE CONTEMPORANEA

Lungadige Galtarossa, 21 – 37133 Verona; Tel: 3471882332

infocontemporaneaverona.com

www.contemporaneaverona.com